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Print on demand in Italia: quando conviene davvero

Stampare una copia alla volta non è un trucco da autodidatti: è una tecnologia che tiene vivi i cataloghi. Ecco come funziona e dove smette di convenire.

Stampante digitale di grandi dimensioni che emette una singola copia di libro appena rilegata accanto a un banco con taglierina

Il print on demand è la stampa di una copia alla volta, o di tirature piccolissime, a partire da un file digitale che resta pronto: il libro si fabbrica quando è già stato ordinato, non prima. In Italia la tecnologia ha cambiato la vita dei cataloghi più di quanto abbia cambiato quella dei bestseller: è il modo in cui un testo lento resta ordinabile per anni senza immobilizzare magazzino, ed è la porta d'ingresso tecnica per case piccole e per chi pubblica da solo. Vincente in alcuni casi e sbagliata in altri, la scelta si fa con aritmetica, non con entusiasmo.

Come funziona una stampa on demand

Il ciclo è semplice: file impaginato e copertina pronti, copia stampata quando arriva l'ordine, spedizione diretta o magazzino minimo. Il costo per copia è più alto di quello dell'offset, perché la macchina digitale non gode delle economie di scala della grande tiratura; in cambio non esiste magazzino, non esiste rischio di giacenze invendute, e una ristampa di dieci copie ha lo stesso senso di una di cento. Per un catalogo lungo, dove la metà dei titoli vende piano, questo scambio è quasi sempre vincente: il costo più alto per copia compra la libertà dal magazzino.

Il confronto con l'offset

L'offset è un'altra logica: preparazione costosa, costo per copia che crolla con la tiratura. Tra le due tecnologie c'è un punto di pareggio che si muove indicativamente tra qualche centinaia di copie, a seconda di formato, pagine e carta: sotto quel punto il on demand conviene, sopra comincia a pagare l'offset. Non è una soglia di legge, è un calcolo che si rifà ai preventivi: la tabella seguente dà la mappa del ragionamento, non i prezzi, che cambiano da stampatore a stampatore.

Print on demand e offset a confronto per tiratura indicativa
Tiratura indicativeTecnologia adattaMotivo
da 1 a 50 copieprint on demandnessuna preparazione, copia singola sensata
da 100 a 300 copieon demand o digitale brevepareggio vicino, poco magazzino
da 500 a 2000 copieoffsetcosto unitario che scende con la scala
oltre 3000 copieoffset con ristampe programmateeconomie di scala piena, magazzino gestito

Che cosa fa il POD per i piccoli editori

Per una casa piccola il on demand è soprattutto una questione di fondo editoriale. I titoli lenti restano in catalogo senza occupare scaffali di magazzino, le collane nuove si provano con tirature minime, i libri di nicchia trovano la loro scala naturale. Il ritratto dei piccoli editori italiani mostra quanto il fondo lungo pesi nel loro modello: senza stampa su richiesta, metà di quei cataloghi non esisterebbe in commercio. È anche la risposta tecnica al problema che la ristampa tradizionale pone: ristampare mille copie per servire una domanda di cinquanta è un anacronismo che la macchina digitale ha tolto di mezzo.

I limiti da conoscere

Il primo limite è qualitativo: i supporti speciali, le copertine rigide elaborate e i formati insoliti non tutti i sistemi digitali li reggono, e i formati standard della tabella dei formati restano i più sicuri. Il secondo è il più frainteso: stampare non è distribuire. Una copia stampabile su richiesta non arriva in libreria da sola; serve un ISBN attivo nel circuito, un canale che la renda ordinabile, e margini che sopravvivano allo sconto del canale. Il terzo è il prezzo unitario: vendere in libreria un libro stampato una copia alla volta, al prezzo di una collana economica, è aritmeticamente impossibile in molti casi.

La ronda prima di stampare

Sette controlli prima di affidare un titolo alla macchina:

  • ho stimato la domanda reale, non quella sperata;
  • ho scelto un formato standard, stampabile ovunque;
  • ho confrontato due preventivi per tiratura, on demand e offset;
  • so quale costo a copia sopporta il prezzo al pubblico;
  • l'ISBN è attivo e il libro risulta ordinabile nei cataloghi;
  • so chi gestisce distribuzione e resi, e con quale margine;
  • ho un piano di ristampa: la seconda tiratura si decide con i dati.

Errori comuni

Il primo è credere che il on demand porti il libro in libreria automaticamente: porta la possibilità di ordinarlo, che è un'altra cosa, e la guida alle librerie indipendenti mostra il lavoro che c'è in mezzo. Il secondo è dimenticare i costi del canale, sconti compresi, nel calcolo del margine. Il terzo è stampare tirature grandi per risparmiare a copia, senza avere un canale che le smaltisca: il risparmio unitario diventa magazzino. L'ultimo è trattare il on demand come una marca da autodidatti: è una fabbrica, e i codici come l'ISBN si richiedono con la stessa serietà di qualsiasi editore.

In sintesi

Il print on demand conviene dove la domanda è incerta, il fondo è lungo e il formato è standard; l'offset conviene dove la tiratura è garantita e la scala parla. La mappa è nella tabella per tirature, la decisione è un calcolo di margine con canale incluso. Chi stampa da solo parte dal saggio sull'ISBN per rendersi ordinabile, guarda i formati standard nella tabella di riferimento, e legge il doppio binario per capire come i gruppi usano le stesse macchine al contrario.